Il DAE è uno strumento stupendo, funziona con solo due tasti ed è in grado, in completa autonomia, di diagnosticare quelle aritmie maligne che “fermano” il cuore. Troppo spesso però leggiamo sui giornali titoli come “salvato dal defibrillatore” o “salvo grazie al DAE”, quando la macchina di meriti ne ha ben pochi, se non quello di aver funzionato così come era stato progettato.

Ciò che salva davvero una vita non sarà mai uno strumento ma tutti gli attori che hanno permesso il tempestivo soccorso con il defibrillatore, vediamo quali.

Il primo è chi ha voluto quel defibrillatore, spesso considerata ovvia o dovuta, sono ancora poche in Italia le situazioni che richiedono la presenza di un DAE per legge, molto più spesso è grazie a persone che ne hanno compreso l’utilità e pagato l’acquisto del defibrillatore, o organizzato raccolte fondi. Persone spesso ignorate da chi riteneva lo strumento superfluo o fonte di chissà quali problemi, è a loro che va il primo grazie.

Altro merito a chi quel defibrillatore l’ha usato. Il DAE è uno strumento semplicissimo, ma ancora troppo pochi ne conoscono l’esistenza e come si usa. Il merito va quindi a chi si è impegnato e ha dedicato del suo tempo per imparare qualcosa di veramente utile: come soccorrere chi è in arresto cardiaco.

In molti casi la formazione è organizzata e spesso offerta da realtà di volontariato che da anni si battono affinché tutti sappiano come salvare una vita. Qui gli attori da ringraziare sono tantissimi, ovvero tutti coloro che dedicano tempo e vita per insegnare a tutti a salvare vite degli altri. Il terzo grazie va a loro.

Infine abbiamo i professionisti, quelli che arrivano dopo ed il cui lavoro beneficia di quanto fatto da cittadino in attesa del loro arrivo. Si tratta di un lavoro con pochi riconoscimenti e poca visibilità, ma quotidiano e costante. Se è vero che i principali determinanti di sopravvivenza sono costituiti dall’immediato soccorso da parte del cittadino, tutti i professionisti che intervengono dopo, sia fuori che dentro all’ospedale, permettono che quell’azione si concretizzi in una persona che torna a vivere la sua vita di prima.

È un lavoro di squadra, una catena di attori dove nessun anello può mancare. 
È la catena della sopravvivenza.